Albero Madre Latina

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Non più silenzio, ma rumore. “Non una di meno”

femminicidio

Stop femminicidio!

Roma, 27 novembre 2016 – Non una di meno, ma tante di meno in questo 2016, è questa la triste statistica di un anno funesto per il nostro Paese. Adolescenti, donne giovani e meno giovani vittime sacrificali dell’altare del possesso.

La rete dei centri antiviolenza ha organizzato una grande manifestazione contro i “nuovi delitti d’onore“, una protesta rumorosa ha cancellato il silenzio dei lividi omertosi e delle mani escoriate dei pugili casalinghi.

200 mila persone, solo a Roma, hanno portato la loro solidarietà nelle strade, identificandosi o prendendo le distanze dai “padroni“. Un numero impressionante di donne uccise (116 fino a venerdì 25 novembre) e destinato a crescere di pari passo con l’inciviltà.

Ma che fine fanno i loro figli? La stima è che dal 2000 al 2015 circa 1.600 bambini sono rimasti orfani dei genitori; la madre uccisa e il padre o suicida o in carcere. Questi piccoli che già hanno vissuto la tensione di due genitori in disaccordo improvvisamente, se non testimoni diretti dell’assassinio, perdono in breve tempo le figure di riferimento. Feriti profondamente nell’anima si apprestano alla battaglia finale intrapresa dai parenti per la loro custodia ma, in ogni caso, la loro vita è stravolta perché dovranno fare i conti con il DNA che li vuole carnefici e vittime.

La legge sul femminicidio, sullo stalking, sui maltrattamenti ha stabilito reati e repressione, ma non è servita alla prevenzione seppure prevedeva un recupero del carnefice in appositi centri (inapplicata nella maggior parte dei casi). Il più delle volte una denuncia non basta ad illustrare l’incubo in cui si è cadute, servono condotte reiterate e tempo, proprio quello che le vittime non hanno e così, aspettando la decisione del magistrato, avviene l’irreparabile. La legge non basta, serve protezione immediata, coordinamento tra Tribunale ordinario e Per i Minorenni e accertamenti veloci, per il bene di entrambi i genitori ed i figli.

Non servono buon samaritani protezionisti della famiglia o di uno o l’altro dei “generi” opposti ma serve competenza, neutralità, distanza. Perché di indagini si muore, di giustizia si muore. Così, in attesa di accertamenti le botte continueranno, le violenze e le minacce non avranno fine, le abitazioni rimarranno al servizio di entrambi, un limbo che può trasformarsi in una prigione sempre più stretta dove il più forte farà valere cattiveria e muscoli, fino al silenzio, quello tetro del ritardo.

E proprio dai Tribunali deve partire una riforma seria perché di richiesta di separazione si muore, di case condivise si muore, di assegno esoso o negato si muore, di tempo troppo lungo per fissare le udienze si muore.
M.B.

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