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Terremoto. Sogni persi nelle macerie

terremoto

Un terremoto che ha scosso il cuore dell’Italia.

Roma, giovedì 25 agosto. La terra ha avuto un brivido, un tempo infinito dove nel suo fremere ha travolto cose e persone. E sotto un cielo indifferente macchiato da stelle ha abbracciato piccoli e grandi uomini. Solo il fragore delle case che si accartocciavano ha rotto il silenzio. Alla luce del giorno macerie miste a ricordi, poi nulla più.

Famiglie cancellate, sogni e speranze spente e un futuro, per i sopravvissuti, diverso, difficile, colmo di dolore e rimpianti per quello che poteva essere detto. Da subito la gara della solidarietà ha fatto ripartire un inizio di vita soprattutto per coloro che hanno perso tutto, che guardano l’aria rarefatta dalla polvere e pezzi di calcinaccio laddove vivevano sereni. E mille e mille saranno i giorni in cui l’angoscia gli farà compagnia, dove quelle foto, residui del passato, devasteranno cuore e anima.

Eppure, anche di fronte a questa immensa tragedia, c’è chi trova il tempo di strumentalizzare, polemizzare, decretare; sono quelli con il sedere al caldo, vittime di tastiera, che aggrediscono pensieri e esternazione per dare voce a critiche di cui francamente non se ne sente la necessità, così navigano nello scontato e nella rabbia. Sono quelli che criticano una famiglia alla ricerca di un cane “invece di pensare ai morti questi pensano al cane”.

Tenetevelo per voi, non parlate senza sapere. Quel cane è quanto rimane di una ragazza che dopo averlo adottato lo aveva portato con sé, quel cane è quanto rimane di un sentimento, un affetto e se mai io avessi avuto un mio caro sepolto e ucciso dalle macerie avrei scavato per giorni a mani nude pur di avere un suo ricordo, una foto, una maglietta, una scarpa che mi riportasse a lui, che mi confortasse nel sapere che ho qualcosa, che amava.

Sono tanti gli scampoli di storie non finite, sospese in un respiro della terra che ha voluto dimostrare di essere più forte. E non saranno le polemiche politiche a restituire la vita perché a quelle c’è un dopo da monitorare, non saranno le parole e le promesse, perché a quelle ci sono i fatti. C’è la necessità di ricominciare, di azzerare debiti e mutui, incentivare costruzioni antisismiche, far ripartire le attività e da subito fare indagini sulla fattibilità di edificare nello stesso posto. Basta con le ditte vicine alla gente che rideva durante le scosse del terremoto dell’Aquila, serietà, correttezza, competenza, tempi e spese certi, materiali di qualità e aiuti di Stato (lotterie etc.) per i proprietari di case e esercizi commerciali che hanno visto sbriciolare il futuro.

Questo è quello che deve essere assicurato e non le parole perché i mattoni non sono fatti di se e ma.
Maria Belli

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3 pensieri su “Terremoto. Sogni persi nelle macerie

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